La Merica
Perchè il nome "merica"?
Perchè era il modo con cui si indicavano gli USA qui nel napoletano: "a 'merica". Questa per tutti gli italiani è stato sempre un sogno, ha rappresentato il mito. Si andava in america per arricchirsi, prima ancora dall'Europa ci si andava per sete di libertà, avventura...
Ma la merica vale davvero il sogno? O è diventato un incubo?
Un paese dove il 40 % della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà? Una democrazia dove votano meno della metà degli aventi diritto ed uno come Bush rappresenta non più del 25 % della popolazione?
Davvero si deve invidiare un paese, una nazione che ha posto le sue fondamenta sulla strage delle popolazioni indigene che esistevano in quel continente?
Davvero hanno qualcosa da insegnare quelli che solo un centinaio d'anni fa prosperavano sulla schiavitù?
Domande retoriche ovviamente.
Allora facciamo qualche affermazione per caratterizzare quel paese. Oggi esistono tanti stati che vengono definiti canaglia. Ma la merica è l'unico paese che ha sganciato un 'arma nucleare, anzi due, facendo centinaia di migliaia di morti, forse inutili. Comunque mai strage più grande fu perpetrata. Fu giustificata con la necessità di porre fine ad una guerra che avrebbe comportato la morte di altri americani. Ma il Giappone era oramai in ginocchio e in realtà decisero di farlo anche per valutare gli effetti di quell'arma terribile..ma questa è un 'altra storia
La merica è il paese dove circolano più armi e dove si ha il più alto numero di omicidi. Ah dimenticavo...è un paese dove vige ancora la pena di morte, bandita oramai da tutto l'occidente.
Questo paese è quello che oggi va combattendo, invadendo, bombardando, sterminando in mezzo mondo. Il tutto con la pretesa di (es)portare la democrazia.
Insomma si vuole esportare un presunto benessere a colpi di bomba...esattamente come la chiesa cattolica ha voluto esportare la civiltà a colpi di crocefisso, compiendo stragi immani.
L'idea di imporre un modello di vita con la forza è stata storicamente sempre nefasta. Ci sarebbe da sbellicarsi dalle risa se non fosse maledettamente serio e se questo paese, i suoi governati, non stessero trascinando il mondo verso un baratro.
Perciò in questa sezione ci proponiamo di squarciare il velo e di raccontare il paese per quello che, secondo noi, realmente è. Non l'immagine fasulla che viene proiettata.
Noterete che useremo spesso fonti americane per non essere accusati di faziosità.
Sia chiaro che come in tutti i discorsi del genere ci rendiamo conto di generalizzare. E’ ovvio che gli americani non sono tutti come Bush, ed è ovvio che non ci riferiamo agli americani in quanto popolo. Intendiamo il loro governo, i loro governi, la politica estera che hanno sempre condotto, l’arroganza dei forti, l’ipocrisia di auspicare la democrazia con una mano mentre con l’altra si fanno gli scongiuri che non sia mai.
Ma non abbiamo nessuna diffico9ltà a nascondere che il carattere di quel popolo non ci piace. Non ci piace la loro passione per le armi, non ci piace l’idea che “prima spari e poi chiedi”.
Molti americani saranno vittime di queste situazione esattamente come noi lo siamo di Berlusconi. Ma noi alla fine pare ce ne stiamo liberando. Gli Italiani e gli Europei , tranne gli inglesi, hanno un rifiuto consolidato della guerra. Gli americani lo considerano uno strumento normale.
Siamo antiamericani? Lo siamo, se la critica a quel modello di vita che non ci piace, e non vorremmo mai che si imponesse, è da considerarsi antiamericano.
by pummarulella
Un 'aggiunta a queste spiegazioni, fatta in seguito ad una discussione accesa sull'11 settembre, in cui una persona che stimavo ha dato a me e ad altri dei "complottisti ideologizzati" accecati dalla teoria dell'Impero, perchè tutto quello che è Americano non ci piace.
La versione ufficiale di questo evento che ha cambiato la storia del mondo intero, con l’apertura di uno scontro di civiltà, è risibile. Oramai criticata da tutti.
In America c’è un ampio dibattito su giornali e tv, un senatore Repubblicano, Curt Weldon ha denunciato pubblicamente i servizi che “sapevano un anno prima”; il 30 % della popolazione crede che l’amministrazione sia fortemente coinvolta, mentre il 60 % crede comunque, per un motivo o per un altro, che la versione ufficiale fa acqua da tutte le parti e non è credibile.
Fior di intellettuali come Chomsy e Chossudowsky, giornalisti, commentatori, professori universitari, pompieri, poliziotti agenti dei servizi denunciano le incongruenze della versione ufficiale. Associazioni di parenti delle vittime hanno denunciato l’amministrazione.
Da parte sua l’amministrazione ha chiuso in fretta una commissione di inchiesta che è stata una pagliacciata. Una commissione d’inchiesta, che su uno dei punti più controversi, cioè il crollo della torre 7, non ha detto una parola, semplicemente ignorando quell’evento. Un palazzo di 40 piani che crolla senza motivo è come se non fosse mai esistito.
Da tempo e da più parti, in un crescendo corale si chiedono spiegazioni alle tante incongruenze e bugia ( oramai sono palesi!), senza che l’amministrazione si sia degnata di mostrare un documento, una prova a sostegno della discussa versione ufficiale, che smontasse le “teoria dei complottisti”.
Come se non fosse preciso dovere di un governo occidentale, presunto democratico, dare spiegazioni ampie ed attendibile per un evento che ha cambiato il corso della storia e che sarà citato come un punto cruciale anche fra un milione di anni, nella storia dell’umanità.
In questo quadro qualche servo sciocco, sostiene che chi non crede alla versione ufficiale lo fa per odio verso gli americani. E chi addirittura sostiene un coinvolgimento diretto del coinvolgimento di questa ignobile amministrazione Bush, oltre ad essere un antiamericano è un minus hebens che crede alle sciocche teorie dell’Impero ed immagina complotti da ogni parte ogni volta che c’è un coinvolgimento americano.
Allora sono antiamericani anche quei milioni di Americani che sostengono la stessa cosa?
Ed il fatto che c’è una mole di documenti, dati, testimonianze, filmati mai smentiti, a sostegno di tali tesi non conta niente?
Questi servi sciocchi, loro si fortemente ideologizzati, convinti che gli americani cacano oro per il solo fatto di essere americani, non si preoccupano minimamente di controargomentare entrando nel merito, ad esempio spiegando perché l’ amminisitrazione non ha mostrato un solo filmato, di quelli sequestrati dalle telecamere intorno al Pentagono, in modo da dimostrare che ciò che l’ha colpito sia stato un boieng e non un missile o un caccia.
O magari di spiegare perché un senatore Repubblicano denuncia la Dia che “sapeva un anno prima dell’attentato” che Attà era a NY a prepararlo, senza che lo arrestasse.
E questi sono solo due delle declini di dubbi, e bugie.
Costoro che fanno? Invece di controllare se le obiezioni sollevate hanno un senso si limitano ad un ‘adesione fideistica, acritica alla versione ufficiale violando la logica e perfino le regole della fisica per accettarla, dando del complottista a chi solleva dei dubbi.
Complottista è chi il complotto lo fa. Non chi chiede la verità E cse loro avessero tanto a cuore la conservazione del modello di vita occidentale, democratico, dovrebbero unire con indignazione le loro voci alle nostre, per chiedere che la gente possa vere un ‘informazione corretta per decidere liberamente, e non essere costretta alla guerra perché si sparsa la bugia che Saddam ha armi di distruzioni tanto potenti da minare la sicurezza del suolo americano.
la democrazia la si difendo chiedendo il rispetto delle sue regole, soprattutto al governo, alle istituzioni, quelle che vorrebbero esportarla.
Perciò levo un grido di indignazione contro questi servi sciocchi che invece di chiedere risposte vere a chi detiene il potere, se ne fanno servi sciocchi e ringhiosi, accettando acriticamente la manipolazione dell’informazione.
Aggiunto il 16/9/06 da pummarulella
Qui sotto vi riporto alcuni brandelli di verità raccontate dal Corriere della Sera, certo non un quotidiano komunista. Viene alla luce un paese dalle contraddizioni enormi, dove si vive bene solo se si è ricchi.
CRONACHE dal Corriere della sera
Coinvolti milioni di impiegati in tutti gli Stati Uniti. Quando la morte del dipendenti è un affare
Denuncia del Wall Street Journal: molte compagnie stipulano di nascosto assicurazioni sulla vita dei lavoratori .
WASHINGTON - Mettere a frutto la vita dei propri dipendenti. O meglio la loro morte, con un giro di premi assicurativi ben studiato. E' questa la strada che hanno seguito molte aziende americane. Quando Felipe Tillman morì a 29 anni stroncato dall'Aids i suoi familiari non ricevettero un soldo: l'uomo non era assicurato. Ma la sua compagnia sì: la morte dello sfortunato impiegato dell'Oklahoma fruttò alla CM Holdings Inc. oltre 339 mila dollari. Per centinaia di compagnie americane i dipendenti fruttano più da morti che da vivi.
LE AZIENDE UNICHE BENEFICIARIE - Le aziende stipulano assicurazioni sulla vita dei lavoratori comparendo nella polizza come uniche beneficiarie. Milioni di lavoratori americani, rivela il quotidiano «Wall Street Journal», ignorano che la loro morte procurerà un guadagno finanziario alla loro compagnia. Questo tipo di assicurazione, chiamato Coli (Corporate Owned Life Insurance), è tenuto riservato da molte aziende americane. La Nestlè Usa ha coperto con questo tipo di polizza 18 mila dipendenti. La Pitney Bowes l'ha usata nei confronti di 23 mila impiegati. La Procter & Gamble ha coperto in questo modo 15 mila lavoratori negli Usa.
ALLENTAMENTO DELLE REGOLE - Questo tipo di assicurazione della vita era nato per proteggere le compagnie dalla perdita improvvisa di dirigenti collocati in posizioni insostituibili. Ma un allentamento delle regole aveva portato negli anni '80 a una esplosione delle polizze Coli, chiamate in gergo le «assicurazioni dell'uomo delle pulizie», estendendole a tutti i dipendenti. Le polizze sono vantaggiose perché consentono alle compagnie di usarle per ottenere prestiti i cui interessi non sono tassabili. A questo bisogna aggiungere il beneficio netto della morte del dipendente.
CASI PARADOSSALI - La situazione ha innescato casi paradossali. Quando nel 1994 la infermiera Peggy Stillwagoner morì in un incidente stradale, dopo alcune ore di agonia in ospedale, i familiari, in difficoltà finanziarie, chiesero un aiuto al suo datore di lavoro per pagare le spese mediche.Senza ricevere un dollaro. Solo dopo alcuni anni scoprirono che la compagnia medica aveva incassato 200 mila dollari dalla assicurazione sulla vita della infermiera. A volte le compagnie offrono benefici assicurativi minimi ai dipendenti senza rivelare l'esistenza di polizze molto più ingenti a loro beneficio, rivela il quotidiano. Un altro aspetto paradossale della situazione è che le polizze sono valide anche quando i dipendenti non lavorano più per la loro compagnia (o sono in pensione). Le aziende seguono con discrezione lo status degli ex dipendenti pronte a farsi avanti quando arriva la notizia della loro morte.
